Scoppia la polemica nel mondo del cinema italiano dopo le nuove decisioni del Ministero della Cultura: meno risorse per la creatività nazionale e più fondi destinati alle produzioni straniere.

A denunciarlo è una lettera aperta promossa dal Coordinamento Autori Autrici – che riunisce diverse associazioni di settore – con un messaggio diretto e provocatorio: “Patrioti, ma di quale patria?”.

Tagli al Fondo e più incentivi per l’estero

Il nuovo decreto ministeriale riduce il Fondo per il cinema e l’audiovisivo da 696 milioni di euro del 2025 a 606 milioni nel 2026, con un taglio complessivo di 90 milioni. Parallelamente, cresce in modo significativo la quota del tax credit destinata alle produzioni estere girate in Italia, che passa da 40 a 100 milioni.

Una scelta che, secondo gli autori, penalizza fortemente la filiera creativa italiana, colpendo scrittura, sviluppo, produzione e distribuzione di opere considerate di particolare valore artistico, inclusi documentari e animazione.

La protesta degli autori

“Così si uccide il nostro cinema”, si legge nella lettera firmata da sceneggiatori, registi, attori e compositori. La critica non riguarda solo i tagli, ma anche il contesto in cui arrivano: quello della discussione su una nuova legge di sistema destinata a ridefinire il futuro del settore.

Tra i firmatari spiccano nomi di primo piano del cinema italiano, come i Premi Oscar Paolo Sorrentino, Giuseppe Tornatore e Nicola Piovani, insieme a registi come Nanni Moretti e Marco Bellocchio.

Alla mobilitazione hanno aderito anche interpreti molto noti, tra cui Valeria Golino, Alba Rohrwacher e Jasmine Trinca.

“Non c’è Italia senza cinema”

Il cuore della protesta è una rivendicazione chiara: la necessità di rimettere la creatività italiana al centro delle politiche culturali.

Secondo i promotori, la riforma in discussione dovrebbe sostenere il lavoro di migliaia di professionisti del settore, invece di favorire in modo crescente le produzioni internazionali.

“Non c’è Italia senza cinema”, affermano gli autori, sottolineando il valore culturale, identitario ed economico dell’industria audiovisiva nazionale.

Un settore in bilico

La raccolta firme ha già superato le duecento adesioni, segno di un malcontento diffuso che attraversa tutte le categorie del comparto.

Il dibattito resta aperto e si preannuncia centrale nei prossimi mesi, mentre il settore guarda con preoccupazione alle scelte politiche che potrebbero ridefinire gli equilibri tra produzione nazionale e attrazione di capitali stranieri.