CEDU: l’Italia condannata per i Testimoni di Geova

Facciamo seguito al comunicato della Lirec e della Dott.ssa Raffaella Di Marzio: La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha discriminato la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, impedendo per oltre quarant’anni la conclusione dell’Intesa prevista dall’articolo 8 della Costituzione italiana.

La decisione, resa nota l’11 giugno 2026, rappresenta un passaggio importante nel dibattito sulla libertà religiosa e sull’uguaglianza di trattamento delle confessioni religiose nel nostro Paese.

Le motivazioni della Corte

Secondo la sentenza, i Testimoni di Geova si trovano in una situazione comparabile a quella delle altre confessioni religiose che hanno ottenuto un’Intesa con lo Stato italiano.

La Corte ha ritenuto che il governo italiano non abbia fornito alcuna giustificazione oggettiva e ragionevole per il mancato completamento dell’accordo. Inoltre, le motivazioni richiamate nel corso degli anni, tra cui questioni relative alle trasfusioni di sangue, all’obiezione di coscienza e alla partecipazione politica, sono state considerate irrilevanti o non adeguatamente dimostrate.

Il nodo dell’otto per mille

Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda l’esclusione dei Testimoni di Geova dal sistema dell’otto per mille.

Secondo la Corte, questa esclusione ha comportato una disparità di trattamento rispetto ad altre confessioni religiose e ha inciso su un interesse patrimoniale tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La sentenza sottolinea come l’accesso ai meccanismi di finanziamento pubblico debba avvenire attraverso procedure trasparenti e prive di discriminazioni.

Critiche alla procedura delle Intese

La CEDU ha inoltre evidenziato criticità strutturali nel sistema italiano delle Intese religiose.

Secondo i giudici europei, la procedura attuale non prevede criteri chiari, tempi definiti, obblighi di motivazione o strumenti efficaci di ricorso. Questa mancanza di regole precise potrebbe favorire decisioni arbitrarie e trattamenti differenziati tra le diverse confessioni religiose.

Per questo motivo, la Corte ha invitato l’Italia a rivedere il proprio sistema affinché garantisca maggiore trasparenza e imparzialità.

Le conseguenze della condanna

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha disposto il pagamento di 10.000 euro a titolo di danno morale e di 8.000 euro per le spese legali sostenute dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.

Pur non imponendo allo Stato italiano la firma dell’Intesa, la sentenza afferma che non può essere mantenuto un sistema che produca effetti discriminatori nei confronti di una confessione religiosa rispetto alle altre.

La decisione potrebbe avere un impatto significativo sul futuro delle relazioni tra Stato e confessioni religiose in Italia, aprendo il dibattito su una possibile riforma delle procedure previste dall’articolo 8 della Costituzione. Leggi la sentenza in Inglese e Francese


https://lirec.net/comunicati/2026/6/11/la-cedu-accoglie-il-ricorso-dei-testimoni-di-geova-contro-litalia


One thought on “CEDU: l’Italia condannata per i Testimoni di Geova

  1. Può sembrare fuori luogo che una religione che si astiene da ogni coinvolgimento politico si appelli poi allo Stato per ottenere un diritto costituzionale. Probabilmente è proprio questo il motivo principale per cui tale diritto gli è stato finora negato: fondamentalmente perché i Testimoni di Geova non rappresentano per nessuno un bacino di preferenze. Tuttavia, anche se per una questione di “neutralità fra le forze in contrasto” (Giorgio Rochat) i Testimoni si astengono dal sostenere sia le une sia le altre forze che si contrastano, sono conosciuti come cittadini esemplari che pagano le tasse, rispettano la legge, le istituzioni e la Costituzione, alla quale si appellano per ottenere un diritto che la stessa Carta costituzionale prevede.
    A pensarci bene, chi avrebbe più da guadagnare con la concessione dell’Intesa disattesa, sarebbe lo Stato italiano che – cancellando un’etichetta discriminatoria assegnata senza validi motivi, come riconosciuto dalla Corte europea – acquisterebbe meriti in quanto a libertà religiosa e parità di diritti dei cittadini.

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