Il Centro Studi LIREC ha espresso solidarietà e vicinanza alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova per quanto accaduto il 1° marzo scorso a Bari, nella Sala del Regno di via Buccari, nel quartiere di Carrassi.

Secondo quanto ricostruito, un uomo si è presentato durante una funzione religiosa chiedendo di poter partecipare. Dopo essere stato accolto, alcuni fedeli hanno notato un forte odore di benzina provenire da una busta che l’uomo portava con sé, circostanza che ha fatto scattare immediatamente l’allarme.

L’ordigno

L’intervento delle forze dell’ordine ha poi confermato i sospetti: all’interno della Sala era stata lasciata una busta contenente un ordigno che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato fabbricato artigianalmente dallo stesso uomo. L’odore di benzina avrebbe tradito il presunto attentatore, che si è dato alla fuga prima dell’arrivo della polizia.

L’uomo è successivamente arrestato con l’accusa di fabbricazione e porto abusivo di ordigni e turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione.

Se l’ordigno fosse esploso, avrebbe potuto provocare conseguenze gravissime. Nel luogo di culto erano infatti presenti numerosi fedeli, tra cui diversi bambini che partecipavano alla funzione insieme ai genitori.

Le conseguenze

Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il giudice per le indagini preliminari Nicola Bonante ha ricostruito che l’indagato, un 39enne, avrebbe realizzato un congegno esplosivo-incendiario artigianale composto da una tanica di plastica contenente benzina, fiammiferi e una sigaretta, un dispositivo che avrebbe potuto innescare un incendio tra i fedeli riuniti per la cerimonia religiosa.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip ha sottolineato la pericolosità sociale dell’uomo e la concreta possibilità che possa reiterare reati simili. Per questo è disposta la custodia cautelare in carcere, ritenuta l’unica misura adeguata per tutelare la collettività.

Le motivazioni del gesto non sono ancora del tutto chiare. Tuttavia, il giudice non esclude che alla base dell’episodio possano esserci elementi legati a fanatismo religioso o a una possibile matrice teologica.

La denuncia della Lirec e la sua direttrice dottoressa Raffaella Di Marzio

Il Centro Studi LIREC sottolinea come episodi di questo tipo non avvengano mai nel vuoto sociale. Da anni, infatti, l’organizzazione denuncia un clima di stigmatizzazione nei confronti dei Testimoni di Geova, alimentato – secondo il centro studi – da narrazioni distorte, fake news e campagne di propaganda che si richiamano alla cosiddetta “ideologia antisette”.

Secondo il Lirec, questo clima di ostilità contribuisce a creare un terreno culturale in cui possono maturare episodi di intolleranza e violenza.

Nel corso degli anni non sono mancati episodi simili, tra cui attacchi e minacce contro luoghi di culto dei Testimoni di Geova in Italia e all’estero. Tra i casi più gravi ricordati dal centro studi figurano l’esplosione di una bomba carta davanti a una Sala del Regno a Roma, l’attentato durante un evento religioso in Kerala e la strage avvenuta nel 2023 in una Sala del Regno in Amburgo, in Germania.

Per il Centro Studi Lirec, episodi come quello avvenuto a Bari dimostrano la necessità di maggiore attenzione al tema della libertà religiosa e alla responsabilità dei media nel trattare queste comunità con rigore e accuratezza, evitando stereotipi e narrazioni che possano alimentare discriminazione.