Al 43° Torino Film Festival, Antonio Banderas ha tenuto una conferenza stampa toccante, ricevendo la Stella della Mole. L’attore ha confessato che questo premio ha un significato molto personale: “Un premio che mi fa molto piacere avere, perché si chiama come mia figlia, Stella“.
Gran parte della sua riflessione verte su Dolor y Gloria, il film di Pedro Almodóvar che gli ha portato una candidatura all’Oscar. Ha dichiarato: “Le riprese di Dolor y gloria sono state diverse da qualsiasi cosa avessi mai fatto precedentemente”.
La rinascita dopo l’infarto e il ritorno alle radici
Banderas ha rivelato che il film è nato in un momento cruciale della sua vita. Due anni prima di girare aveva avuto un infarto che lo ha costretto a fermarsi e a riscoprire il valore della famiglia:
“La mia professione … era di colpo diventata secondaria… Tornando a Malaga … ho avuto l’occasione di tornare a quello che avrebbe dovuto essere il mio progetto di vita, il teatro”.
Dichiara che il teatro è sempre stata la sua vocazione, mentre il cinema è arrivato quasi “per caso”, grazie ad Almodóvar.
Interpretare l’alter ego di Almodóvar: una pelle “tolta”
Nel raccontare Dolor y Gloria, Banderas parla dell’intimità del personaggio: un alter ego molto personale del regista:
“Percepivo che mi stava raccontando qualcosa di personale … sul suo rapporto con la madre … con il cinema e con il suo corpo piagato dalle malattie.”
Aggiunge che non ha mai rivisto il film: “Non ho mai più rivisto il film, forse stasera lo farò“.
L’esigenza della perfezione: lavorare con Almodóvar
Banderas definisce Almodóvar un regista esigente ma stimolante:
“Devi essere sempre eccellente … creare il personaggio da zero … permettergli di modellarti come il fango del golem.”
Per lui, è un processo che può essere doloroso ma sempre carico di significato.
Hollywood vs Europa: visioni del cinema a confronto
Riflettendo sul suo percorso, Banderas ha parlato della differenza tra il cinema americano e quello europeo:
“Il cinema europeo non è una fabbrica come Hollywood … in Europa ci si concentra maggiormente sull’aspetto artistico.”
“Quando fai un film a Hollywood ti riconoscono anche in Giappone”.
Robert Rodriguez: l’amicizia e l’espressionismo dell’action
Ha ricordato con entusiasmo il rapporto con Robert Rodriguez, regista con cui ha girato più volte:
“Il suo cinema è l’antitesi di Hollywood. Ha diretto film a bassissimo budget … vede l’azione come un balletto esagerato … è espressionismo dell’action movie”.
Anche un suo prossimo progetto è legato a Rodriguez, confermando la loro sintonia creativa.
Il Teatro del Soho: il suo santuario di verità
Durante la conferenza, gli è stata posta una domanda molto significativa:
“Il Teatro del Soho è il tuo progetto: lì sei oltre che attore anche produttore e direttore artistico. Come vivi questo triplice ruolo e cosa ti dà maggior soddisfazione?”
Banderas ha risposto con grande passione e sincerità:
“Produco, sì, è vero: la compagnia che ho fondato non è supportata finanziariamente dal governo. Siamo una società no profit, ma con grande professionalità. Abbiamo persone che hanno lavorato al Royal Theatre, al National Dramatic Center, al teatro di Barcellona — attori e attrici con background molto diversi.
È un piccolo team: circa 25 persone fisse. Ma quando le nostre rappresentazioni richiedono più corpi, facciamo pièces con 100-120 persone, e allora ‘prendiamo in prestito’ artisti. Questo mi riempie di orgoglio.
Amo profondamente questo spazio: alle 7 del mattino sono lì, e vado via alle 2 dopo la mezzanotte. Ed è lì che sono l’uomo più felice del mondo. Per me è come una piccola chiesa: lo scenario è il mio santuario della verità.
Metti una sedia sul palco e non è più una sedia: è poesia. Poi arriva una luce, un violoncello… e non è solo poesia, ma attesa, emozione, vita.
In più, c’è uno scambio continuo: un gruppo di persone racconta storie ad un altro gruppo, e questa interazione ha un valore enorme, quasi religioso. È un’esperienza che non ha prezzo.
Spero che i robot non arrivino mai a calcare questo palcoscenico. Questo è il teatro vero. È il mio progetto di vita. E qui la verità può essere diversa da persona a persona, da autore ad autore, ma una verità c’è sempre.”
La conferenza stampa di Antonio Banderas al Torino Film Festival è stata un momento intimo, autentico e profondamente riflessivo. Ha parlato di riscoperta, diatrete tra cinema e teatro, di vulnerabilità, e soprattutto del Teatro del Soho, il suo progetto più caro, dove può esprimere tutte le sue anime: attore, produttore e direttore artistico. In quel piccolo spazio scenico, Banderas vive la sua verità, e invita il pubblico a condividerla con lui.